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L'Italia sotto l'Italia | Intervista a Roberto Riccardi

Pubblicato da: Categoria: CULTURA

16
DIC
2019

“Quod non fecernut barberi, fecernut Barberini”, l’arguta pasquinata tradotta letteralmente significa “quello che non hanno fatto i barbari lo hanno fatto i Barberini”. Se alcuni fenomeni si ripetono ciclicamente, dopo la denuncia di monsignor Carlo Castelli per la smisurata ambizione della famiglia papale che in virtù delle cariche e dei poteri ottenuti li autorizzava ad ogni genere di devastazione dei più importanti monumenti della storia di Roma senza incorrere in alcun castigo, con il passare del tempo le minacce contro il nostro patrimonio culturale sono ancora tante. In “Detective dell’arte. Dai Monuments Men ai Carabinieri della Cultura” il Generale di Brigata Roberto Riccardi - già Capo Ufficio Stampa del Comando Generale dell’Arma dei Carabinieri, e da circa due mesi dirigente il Comando carabinieri per la tutela del patrimonio culturale di Piazza Sant’Ignazio di Roma - racconta le indagini più eclatanti ai quali il Comando Carabinieri TPC si è dedicato nel cinquantennio dalla sua fondazione. Scavi clandestini presso siti archeologici, trafugamenti, per lo più verso paesi esteri, furti e ricettazioni di opere d’arte e commercio illegale, falsificazione, terroristi e mafiosi che dell’arte ne fanno business o ricattano lo Stato. Ogni pagina è un viaggio tra l’arte nella storia, nella poesia, nella psicanalisi e non solo. Si cammina tra le strade di Palermo, Roma, Urbino, Parigi, Genova, Verona, Vienna, Amsterdam, Modena e Pompei per guardare da vicino un dipinto, una scultura in un museo, in una galleria d’arte o in una chiesa. Ad un tratto un vuoto. La si vede sparire per poi immaginarla chissà in quale luogo e ritrovarla poi al suo posto. Dal furto della “Natività” del Caravaggio nel 1969, anno in cui viene istituito il primo Nucleo Carabinieri Tutela Patrimonio Artistico, al ritrovamento della Triade Capitolina, da Il Giardiniere di Van Gogh, al Cratere di Eufronio, al pari della Cina l’Italia con i cinquantacinque siti nella lista Unesco Patrimonio mondiale è il Paese con il più ricco patrimonio al mondo. Per tombaroli, falsari e collezionisti etc. è il loro “paradiso”. Il Codice dei Beni Culturali del 2004 è chiaro “Solo lo Stato può condurre scavi per la ricerca dei cimeli del nostro passato”.

“I tombaroli e tutta la filiera che porta i reperti archeologici sino ai musei o collezionisti – dichiara il Generale Riccardi - agiscono a fine di lucro. Noi lavoriamo per lo Stato e non solo, per la civiltà umana, per recuperare l’identità culturale, storica, artistica, etnografica. La ferita che viene inferta dai tombaroli riguarda la decontestualizzazione. Quando il bene viene recuperato è importante individuare e riappropriarsi del contesto, per poter tracciare una mappa storica. Ci può essere anche un involontario aiuto da parte dei tombaroli come è accaduto per il ritrovamento della necropoli dei Leoni Ruggenti nel parco archeologico di Veio, di cui scrivo, scovato per caso durante i sondaggi del terreno con gli spilloni. Gli archeologi lo cercavano da sempre, un’inedita alleanza tra tombaroli e investigatori ha restituito il bene all’umanità”.

Quali sono le zone più a rischio da nord a sud passando per il centro del nostro Paese, dove maggiore è l’attenzione dei tombaroli?

“Ovunque ci siano siti archeologici, la mappa dei tombaroli coincide con la mappa dell’archeologia. C’è un’Italia sotto l’Italia che deve essere svelata, dalla Puglia alla Calabria, la Sicilia, la Campania, il Lazio, la Toscana, l’Umbria. Non c’è regione che sia priva di insediamenti archeologici. Anche la Liguria non nota per questo tipo di fenomeni ha dei siti archeologici significativi. Le attività di monitoraggio con i Nuclei Elicotteri sono costanti. Fondamentale è il progetto di monitoraggio con il CNR per individuare aree in cui sono in atto degli scavi clandestini su tutto il territorio nazionale”.

Anche il maltempo può danneggiare il nostro patrimonio culturale. La pioggia incessante ha provocato recentemente fiumi d’acqua a Matera, capitale europea della cultura 2019, i cui sassi sono patrimonio mondiale dell’Umanità e ha anche allagato Venezia, città patrimonio dell’Unesco. Proprio nella città lagunare il Generale Riccardi è andato a visionare lo stato dei danni al patrimonio per l’allarmante livello dell’acqua alta con il Ministro Franceschini e i Caschi Blu della Cultura, la task force italiana "Unite for Heritage" nata sotto l’egida Unesco. Carabinieri del Comando TPC formati sia con un corso specifico del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, da cui dipendono funzionalmente, sia del Comando Generale. Su richiesta di uno stato membro intervengono durante una crisi o una catastrofe naturale.

“La prima esperienza è stata quella del 2016 con il Terremoto dell’Italia Centrale, da agosto ad ottobre – ha detto il Generale Riccardi- anche i Caschi Blu della Cultura sono stati impegnati nel soccorso alla popolazione e appena possibile tra Lazio, Umbria, Marche, Abruzzo sono stati recuperati e messi in sicurezza circa 30.000 beni in alcuni depositi come quello di Santo Chiodo vicino Spoleto dove avviene anche il restauro. Dopo quest’esperienza è stato possibile aiutare altri Paesi come il Messico tra la fine del 2017 e il 2018, per non dimenticare le operazioni svolte in Iraq ai fini della protezione e il recupero di beni archeologici dopo la seconda guerra del Golfo. Intanto a Venezia si svolgono i sopralluoghi disponendo un potenziamento del nucleo di piazza San Marco, e il comandante avrà a disposizione proprio le unità specializzate della Units4Heritage per i vari interventi”.

Il Comando Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale è il fiore all’occhiello dell’Italia nel tutelare i beni artistici e nel ritrovamento dell’arte trafugata. Possiede un database con oltre un milione e trecentomila file, a disposizione di tutte le Polizie del mondo che si interfaccia con quella dell’Interpol e chiunque può accedervi per delle verifiche. Per i falsi, fondamentale è la collaborazione con i colleghi del RACIS che studiano i materiali, i pigmenti ed i colori.  Trecento i detective dell’arte che lavorano con passione. “Da quando sono alla guida di questo reparto - ha sottolineato Riccardi - ho cominciato ad incontrare i miei collaboratori a Roma e nei vari Nuclei Tpc in Italia per conoscerli. Alcuni arrivano per caso, altri per scelte contingenti, tutti lavorano con passione perché non si può rimanere indifferenti all’arte”.  La passione per l’arte ha condotto il Generale Riccardi sino al Comando carabinieri TPC di Sant’Ignazio. Sul desktop come sfondo si intravede l’immagine di un olio su tela di Giovanni Fattori, “Mucche Sdraiate”.

Generale Riccardi, cosa significa essere alla guida del Comando TPC?

“E’ un regalo della vita. Lavorare per riportare in Italia i tesori dell’arte, per scoprire dove si trovano beni culturali rubati, convincere la direzione di un museo a restituire un nostro bene, è una sfida emozionante ed appassionante. Quando si parla di patrimonio culturale oltre a tramandare quello che ci è stato consegnato, bisogna incrementarlo con altre opere che si producano continuamente. Stiamo già vivendo l’evoluzione dell’arte. Ho visto tele con immagini in movimento, una parte colorata e un’altra parte con un rilievo scultoreo”.

La cultura è l’unico bene dell’umanità che, diviso fra tutti, anziché diminuire diventa più grande.

 



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